"Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte".

Frutta cerata: quando l’apparenza inganna

Frutta cerata: quando l’apparenza inganna

Frutta e verdura molto lucide: vi è mai capitato di vederle nei banchi di ortofrutta dei supermercati? Vi siete mai chiesti da dove deriva questa caratteristica?
In realtà la superficie di tutti i vegetali (foglie, fiori, frutti, ecc.) è naturalmente ricoperta da uno strato idrofobico chiamato cuticola. La cuticola ha la funzione di proteggere e preservare gli organi interni della pianta dal processo di disidratazione. Inoltre, ha il compito di formare la prima barriera di difesa contro gli attacchi esterni, siano essi meccanici (abrasioni, urti), chimici (sostanze chimiche utilizzate in agricoltura), biologici (insetti, funghi, ecc.), o anche raggi UV. La cuticola è formata da due componenti: la cutina e la cera. La cutina è costituita da acidi grassi e forma una struttura polimerica che lega a se la cera, la quale forma uno strato continuo che ricopre l’intera superficie della pianta.

Tuttavia durante le operazioni di raccoglimento, pulizia e confezionamento lo strato di cera viene rimosso. Per preservare il prodotto dal normale deterioramento, ma anche per assecondare l’occhio del consumatore l’industria ha scelto di trattare i prodotti con una soluzione di acqua e cera prima di confezionarli. È bene comunque sottolineare che questo procedimento non permette di esaltare le caratteristiche del prodotto; è una procedura che viene applicata a prodotti già di elevata qualità.

Quali sono le cere utilizzate dall’industria alimentare?

Vengono utilizzate diverse tipologie di cere, come la paraffina, la cera di carnauba, la gommalacca e il polietilene. Meno frequentemente vengono utilizzate la cera d’api, e la candelilla.

  • Paraffina
    La paraffina è una sostanza che deriva dalla lavorazione del petrolio ed è utilizzata per la produzione delle candele. Viene spesso usata per trattare tapioca o patate dolci. Può essere identificata dalla sigla E905.
  • Cera di carnauba
    Questa sostanza può essere estratta dalle foglie di una palma (Copernica prunifera) che è originaria del Brasile. Risulta più luminosa della paraffina ma al contempo non conferisce la colorazione bincastra. Viene identificata dalla sigla E903.
  • Gommalacca
    La gommalacca è una sostanza resinosa escreta da un insetto (Laccifer lacca). Questa cera viene principalmente impiegata sugli agrumi. Viene identificata dalla sigla E904.
  • Polietilene
    Il polietilene è ottenuto dalla polimerizzazione dell’etilene. È utilizzato principalmente per rendere più lucide le verdure. Identificata dalla sigla E914.

Molte volte il consumatore tende a preferire i vegetali che hanno un aspetto migliore: quelli più lucidi, senza imperfezioni e magari di maggiori dimensioni, sebbene non vi siano correlazioni fra le suddette caratteristiche e la qualità del prodotto. Ricordiamo inoltre che alcune delle cere sopra citate possono causare nel consumatore reazioni allergiche o di ipersensibilità; nel caso si verificassero queste condizioni si raccomanda di parlarne con il proprio medico.

Frutta cerata, come orientarsi allora?

Nell’agricoltura biologica non è consentito trattare frutta e verdura con questi additivi (ovvero non viene ripristinato lo strato di cera in modo artificiale), per cui al consumatore viene offerta una maggiore garanzia sulla qualità di ciò che mangia.
Secondo la legislazione nazionale, il confezionatore deve indicare in etichetta se e quale tipo di cera è stata usata, per cui leggere l’etichetta rimane la più potente arma di difesa per il consumatore, che può conoscere gli ingredienti dei prodotti che acquista, tra cui gli additivi.

Continua…

Dott.Simone Compagnoni,
reparto scientifico KeysOn.

Fonti:
Waxing fruits and vegetables. Ministry of fisheries crops and livestock, Regent Road, Bourda Georgetown.
Fruit cuticular waxes as a source of biologically active triterpenoids. Szakiel A., Bertsch C., et al. Phytochem Rev (2012) 11:263–284.

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